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LA MOSTRA

L'analisi della ricca produzione scultorea di Maurizio Rossetto permette di riflettere sulla stretta relazione tra la capacità creativa dell'artista e la pratica manuale, basata sull'indagine delle tecniche e dei diversi materiali.
Significativo è ricordare la sua lunga esperienza nell'ambito della lavorazione dei legni pregiati e della produzione di mobili attraverso le tecniche dell'intaglio e dell'incastonatura di marmi.
Per comprendere la particolare attenzione alla natura dei materiali e alle loro specificità è necessario indagare la produzione originale e autonoma realizzata nell'ultimo ventennio.
Circa dal 2000 ad oggi, la ricerca artistica di Maurizio Rossetto è incentrata sull'elaborazione di opere uniche sia per l'esaltazione delle peculiarità strutturali delle singole materie sia per l'indagine delle forme nelle loro relazioni spaziali e simboliche. L'interesse verso molteplici linguaggi espressivi spinge l'artista a cimentarsi anche nella tecnica della ceramica in una serie di opere segnate da arcane geometrie colorate.
Tuttavia i marmi e le pietre geologiche di millenaria formazione divengono le materie dominanti della sua produzione affiancate dai legni pregiati. In particolare il marmo puro costituisce la “materia scultorea per eccellenza”, con le sue tipologie distinte per le varietà cromatiche e per la grafia delle venature. Si ricordano il marmo di Carrara bianco scultoreo o il pregiato Calacatta dorato o ancora il Nero assoluto o il Forest brown e il Forest green famosi per le tracce vegetali fossili millenarie.
Isegni delle stratificazioni della materia concorrono a esprimere e a veicolare simboli primordiali, archeologici, che si perdono nel fluire della storia per rievocare un lontano principio originario.
Si tratta di un percorso nel passato che vede tra le prime opere Sguardo nelle crepe, Esclamazione della materia, Primitive, in cui blocchi e lastre di marmo vengono sbozzate e scalfite con tagli vivi esprimendo la fisicità della materia scabra dalla quale emergono levigati simboli primordiali e originari. I segni e le forme dell'occhio e del volto si fondono come tracce fossili di una stratificazione storica che si perde nella notte dei tempi e che le peculiarità morfologiche dei marmi contribuiscono a rievocare.
In tale contesto sono significative la serie di opere quali Le vie del passato e Le porte della vita dove il tema della risalita nel tempo viene spesso esemplificato dall'immagine simbolica della porta che indica un'apertura e un passaggio in un'altra dimensione.
L'indagine del passato spinge l'artista verso una nuova concezione della figura. In particolare nelle Maternità, l'immagine del corpo è ridotta a silhouette da un'estrema semplificazione formale e la figura femminile diviene icona che emerge in superficie dal blocco irregolare di pietra auresina fiorita.
Una maggiore definizione plastica dei volumi comincia a delinearsi nelle opere recenti Giselle e Consuelo: in particolare i fianchi divengono più ampi e morbidi sviluppando le loro forme arrotondate. Come le Veneri preistoriche, queste figure rievocano il principio originario della madre-terra così materializzato attraverso le stratificazioni di una pietra ricca di fossili. Il centro semantico è rappresentato dalla sfera d'acciaio incastonata nel pube, simbolo positivo di origine e perfezione.
La sfera in acciaio lucido e riflettente infatti è l'elemento distintivo delle opere di Maurizio Rossetto, come immagine del nucleo e sintesi estrema del principio originario, energia positiva che muove l'universo.
Il tema del nucleo contraddistingue una parte significativa della produzione dell'artista. La sfera lucida diviene cellula, elemento generatore della vita, dello spazio e della forma, origine e fine, luogo primo della creazione al quale tutto poi ritorna.
In Preziosità dal nucleo la sfera è incastonata in un monumentale disco di marmo, come esemplificazione del moto perpetuo e rappresentazione del centro propulsore di uno sviluppo circolare amplificato. Emerge una tensione dirompente esasperata dai monumentali spessori della lastra e dai “raggi” di marmo che rompono la circolarità del disco quasi spinti da una forza centrifuga.
L'espressione di un'energia primordiale e di una dimensione cosmica trova continuità nella serie dei Nuovi pianeti dal nucleo, grandi dischi neri e rossi, in cui la preziosità del marmo si combina con nuovi effetti cromatici e con lontani simboli ancestrali.
Una ricerca parallela, sebbene proiettata verso risvolti diversi, contraddistingue la serie dei Quadri, in cui emergono espliciti richiami allo Spazialismo per la nuova concezione dello spazio fisico e della materia. Già il titolo sembra esplicitare la volontà di riportare la scultura alla superficie del piano per poi riconquistare lentamente lo spazio. In queste opere la lastra di marmo subisce tagli profondi, sembra espandersi, rigonfiarsi, estroflettersi come se fosse spinta da forze interne. Significativi sono gli omaggi ai tagli di Lucio Fontana o alle estroflessioni di Turi Simeti e di Agostino Bonalumi.
Le sperimentazioni degli spazialisti sulle superfici leggere della tela vengono esasperate dalla pesantezza del marmo spinto dalla forza dello spazio che piega e rompe la rigida lastra: la superficie si dilata e si deforma con risultati di affascinante tensione plastica monumentale.
La relazione tra superficie piana e volume, “quadro e scultura”, vede il suo sviluppo nelle opere dal titolo Contaminazioni. Frammenti di marmo e sfere d'acciaio sono posti su grandi pannelli di legno rivestiti di pelle direttamente lavorata, trattata, bruciata dall'artista.
Si tratta di particolari assemblaggi in cui i diversi materiali dialogano tra loro e si integrano nella complessa realtà dell'opera mantenendo le loro specificità.
In questo modo il quadro-supporto costituisce il campo visivo, lo spazio nel quale vive la scultura nella sua forma prima, frammentaria ed essenziale.

Roberta Gubitosi

 

 
 

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