RAFFIN DAVIDE

 

 

 

“Lo specchio dell’anima”

La natura dell'anima umana è di essere principio di vita, per certi versi eterna e conoscitiva delle idee. Al
mondo delle idee l'uomo, l’artista, attinge la norma di vita che gli ispira, equilibrio interiore tra la ragione e la
passionalità, investito da infnite sfumature di stati d’animo più intimi, delle nostre emozioni e paure.
Accesso diretto a questo mondo interno e privato sono gli occhi che, in maniera misteriosa ma cristallina, ci
lasciano percepire verità che altrimenti il linguaggio umano non potrebbe esprimere e comprendere.
Gli occhi e lo sguardo sono, più degli altri sensi, vicini alla mente e alla coscienza e per questo motivo rispecchiano e “parlano” di noi, del nostro essere.
Usano un linguaggio che va tradotto, codifcato, ma è diretto e spesso comprensibile.
Percepito da chi ha già vissuto esperienze simili, ritrovando le proprie emozioni in occhi altrui.
Ecco perciò che gli occhi sono strumento comunicativo di quella dimensione che, seppur personale, ci unisce in un’unica essenza primordiale. Non a caso gli occhi sono lo specchio dell’anima e come tale riflette anche l’anima di chi guarda.
Il mio punto di partenza pittorico è la fgura umana con accenti simbolici e di approfondimento psicologico.
I tratti di un volto e le forme di un corpo si confgurano nella sua poetica quali appigli per raccontare storie,
tessere legami fra le parti e riconnetterle al tutto, ricercando i principi e le motivazioni, talora palesi, talora
sfuggenti, di uno sguardo, una posa, una peculiare espressione.
Un percorso che va dal particolare al tutto e ritorno, riflettendosi altresì nel suo sguardo verso l’”esterno”, verso chi guarda intrecciando un dialogo di sensazioni.
Movimento, vibrazione, il luccichio di uno sguardo, la sensualità di un volto di donna, divengono espressione
dell’osservato, proposti all’osservatore così da poter renderli parte del sé e quindi del proprio mondo interiore, bagaglio di memoria, di conoscenza e di momenti intimi.
Possiamo capire come ogni cosa e ogni essere vivente sia intrecciato all’altro in questo percorso, pur sempre nella propria solitudine esclusiva, e come imparare a percepire lo stato d’animo da piccole parti come sono gli occhi.
Il bianco e nero, poi, genera assonanze visive che delimitano i volumi e insieme procedono (producono) “connessioni” oggetto d’interesse di ogni uomo dallo sguardo acuto e dalla curiosità viva, com’è l’artista, che imbriglia nelle maglie della sua pittura attenzione ed emozione, provocazione, fascino e disvelamento.
Il riuso della tela di juta, secondo la tradizione di “prelievo” dal circostante, che passa dal Cubismo all’Arte Povera, all’Informale, al Concettuale è qui inteso quale vera e propria “pelle” dell’opera d’arte: ne va a formare il sostrato che determina e costruisce elementi delle fsionomie raffgurate: come suture che creano lo spazio e lo giustifcano, ma anche rammendi a defnire le forme, cuciture che rattoppano lacerazioni, le ferite che ognuno di noi serba al suo interno, oltre la superfcie.

 

RANIERO MENIN

Laureato in ingegneria elettronica si avvicina negli anni ’90 alla computer graphic, collaborando con alcuni
studi grafci. Nel 2003 decide di frequentare i corsi presso il Liceo Artistico Modigliani di Padova, dove si
diploma nel 2007. Incomincia da questo momento in poi la carriera nel campo della pittura.
Di stampo fgurativo realistico nutre un interesse per la condizione psicologica e riversa nel suo lavoro una
sottile velatura malinconica e del male di vivere quasi sempre presenti nelle sue opere.
La sua arte sfugge ad una defnizione troppo fotografca per ricercare il senso, il collegamento col circostante,
approfondendo tematiche di carattere psicologico, senza prescindere da una caratterizzazione dei soggetti di
stampo simbolico e concettuale.
Il percorso artistico di Raniero Menin è caratterizzato, fn dall’origine, da un atteggiamento dialettico e critico
verso la realtà osservata, con una forte componente speculativa: il gusto e la capacità di osservazione propria
dell’artista viene spinto oltre i limiti dell’opera, per suggerire all’attenzione pensieri e stimolare riflessioni
che realizzino un collegamento ideale di elementi al fne di richiamare situazioni e stati riscontrabili al di là
dell’oggetto stesso del suo operare.
Interessato all’utilizzo e alla ricerca di materiali diversi, esplora le possibilità offerte da supporti e mezzi
espressivi di varia natura, non tralasciando la defnizione precisa e dettagliata del rappresentato e l’incisività
del messaggio proposto.
Fra le esposizioni cui ha preso parte: Nel 2009 la collettiva “Astrarti”, realizzata in occasione dell’”anno galileiano” con l’Associazione Artisti Indipendenti Paolo Capovilla, Padova.
Nel 2011 “Pragmatica. Ipotesi per una collezione d’arte contemporanea”, collettiva sul tema della comunicazione in rapporto alle discipline artistiche, realizzata dall’Associazione Artisti Indipendenti Paolo
Capovilla all’Ex Macello di Padova.
Del 2012 è la mostra “Viaggio. Dentro, fuori, attraverso”, collettiva dell’Associazione Capovilla ispirata al concetto di viaggio interiore, esteriore e come forma espressiva, sempre presso la Cattedrale Ex-Macello
di Padova. Nello stesso anno la collettiva “Ponte ad Oriente”, organizzata in collaborazione con il Comune di Ponte San Nicolò (PD) e con l’AICS, presso il centro Rigoni Stern di Ponte San Nicolò (PD).
Nel 2013 espone con altri tre artisti presso ArteFiera di Padova, per il progetto “Spazio 10. Pieno - Vuoto”
riflessione sul concetto di pieno e vuoto, contenitore e contenuto, il tutto e il nulla.
Da questo momento in poi inizia un periodo di sospensione temporanea della sua attività, che dura fno
circa al 2016, quando riprenderà il percorso con alcuni laboratori scolastici e commissioni di opere.
Nel 2017 espone alla Giudecca, Venezia, in una mostra collettiva.
Nel 2018 espone presso ArteFieraDolomiti di Longarone con l’evento “Nelle trame di un’emozione” e vincitore, ex aequo, del 7° premio arte in fera Dolomiti per la sezione pittura.
Sempre nello stesso anno espone al 2° Kunstmesse Dolomiten presso Kunsthaus Weiz, Austria e partecipa al progetto “Woman” dove espone a Cortina D’Ampezzo, Venezia Lido e Treviso.
Collabora con la Galleria WebArt Mostre, presso la Barchessa Villa Quaglia a Treviso.

 




centro studi veneto arte

BARCHESSA VILLA QUAGLIA
V/le XXIV Maggio 11, Treviso
tel 0422 430584
www.webartmostre.it

Inaugurazione della mostra,sabato 6 aprile alle ore 17.30. Presentazione a cura della dott.ssa Maria Palladino.

Date mostra
6 - 18 aprile 2019

Orari di apertura:
Feriali: 15.30 - 19.30
Chiuso domenica
T: 328 4851819

Collaborazioni
Arte Fiera Dolomiti Event
Web art mostre




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INFO:
www.arteinfiera.it
www.webartmostre.it

WEB ART mostre: tel 0422 430584
webartmostre@gmail.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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